Archivio per Fabio Mussi

La lettera a Prodi dei ministri Mussi, Ferrero Pecoraro Scanio e Bianchi

Caro Romano,
ti scriviamo questa lettera innanzitutto per segnalarti la nostra forte preoccupazione relativamente al modo in cui viene condotta la trattativa con le parti sociali.Non condividiamo infatti la posizione con cui il governo – e segnatamente il ministro dell’economia – affronta questa trattativa. Da un lato le risorse messe a disposizione per affrontare i temi sul tappeto sono troppo limitate e dall’altro il balletto delle cifre determina un quadro francamente incomprensibile per il Paese tutto.
Noi riteniamo che la drammatica emergenza sociale che abbiamo ereditato dalle sciagurate politiche del governo Berlusconi, debba essere affrontata di petto, in coerenza con il programma che ci siamo dati e su cui abbiamo vinto le elezioni. Questo a partire da: lotta alla precarietà, attraverso il superamento della legge 30; impegno relativo ai cambiamenti climatici tramite l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la mobilità sostenibile; definizione di un serio intervento per l’edilizia pubblica; rilancio della formazione e della ricerca scientifica; abolizione dell’iniquo scalone sulle pensioni.
La “questione sicurezza”, così sentita nel Paese, deve essere affrontata prima di tutto con la ricostruzione di un sistema di sicurezza sociale e ambientale. A tal fine il contributo del governo nella redistribuzione delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale deve essere netto ed inequivoco, non acconsentendo a quelle richieste di riduzione del debito a tappe forzate che provocherebbero solo danni al paese, sia sul piano sociale che economico, e anche su quello delle specifiche politiche della sicurezza delle persone.
Ti chiediamo quindi di imprimere al Confronto con le parti sociali la necessaria svolta capace di rispondere positivamente alle ragioni che ci hanno portato a vincere la sfida elettorale dell’anno scorso.
Inoltre, proprio per la rilevanza che la politica economica ha sui destini del paese, riteniamo che la discussione sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria non possa ridursi ad una sua frettolosa ratifica all’interno di una seduta del Consiglio dei Ministri. Se l’anno scorso abbiamo dovuto lavorare in una situazione di emergenza, quest’anno è indispensabile adottare un metodo di discussione e decisione effettivamente collegiale. Il DPEF deve poter essere discusso e valutato, sia in sede politica che con le parti sociali, in modo da farne un documento di effettiva programmazione economica, discusso e concordato in una procedura trasparente, nel rapporto con la maggioranza, le forze sociali, il paese.
Riteniamo pertanto che il testo del DPEF debba essere messo a conoscenza dei Ministri e delle parti sociali un congruo numero di giorni prima della data prevista per la sua approvazione in Consiglio dei Ministri.
Un caro saluto,

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Una sinistra dalle idee semplici

Uniamo la sinistra – Assemblea Parlamentari

Sinistra Democratica Cormano

Sinistra Democratica Cormano

Una nuova Sinistra

Rimpasto subito, dimezzare i ministri

Intervista a Fabio Mussi pubblicata su La Stampa il 31 maggio 2007
di Riccardo Barenghi

«E’ una sconfitta elettorale brutta e seria, un colpo durissimo per tutta l’Unione e il governo. Al Nord e non solo al Nord. Bisogna reagire subito, reagire con un colpo di reni».
E quale sarebbe il colpo di reni?
«Non possiamo stare fermi sulle gambe come il pugile che ha appena preso un cazzotto in faccia. Dobbiamo muoverci. E allora io chiedo un’immediata riunione di tutta l’Unione, insomma un vertice di maggioranza che lanci un forte messaggio al Paese».
Di messaggi ne parlano tutti i leader tutti i giorni, il suo quale sarebbe?
«Il mio è molto, molto concreto. propongo una ristrutturazione del governo, un vero e proprio rimpasto. Ma con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di ministri e sottosegretari. Una pletora da vergognarsi mentre in Francia Sarkozy ha formato un esecutivo di 15 ministri, con dentro sette donne. Questo è il modello che dobbiamo seguire. Ma subito».
E lei sarebbe disposto a lasciare il suo ministero?
«Assolutamente sì, sono a disposizione. Il lavoro che faccio mi piace, ma bisogna che ognuno di noi si metta in gioco se vogliamo reagire».
E questo sul piano dell’immagine, invece sulla sostanza politica cosa cambierebbe?
«Intanto si tratta di un’immagine piuttosto sostanziosa. In ogni caso, mi pare che il governo abbia i motori fermi, trova grandi difficoltà a tenere aperto il dialogo con la società, a sollevare consensi e energie. Penso allora che dovremmo cambiare radicalmente la linea di politica economica e sociale. Contrastando la povertà, sostenendo il lavoro in tutte le sue forme (gli operai hanno salari da fame e i giovani sono tutti precari, ancor di più le donne), spingere sull’innovazione, cioè scuola, ricerca, tecnologia, e riformare la politica, dai suoi costi alla legge elettorale».
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Intervento Fabio Mussi

Fabio Mussi

Care compagne, cari compagni
Il congresso dei Ds è finito da 15 giorni. I Ds non ci sono più. Lì – come sapete – fuori dal coro abbiamo parlato io e Gavino Angius per esprimere la nostra contrarietà, la nostra critica al Partito Democratico. Certo, non erano opinioni personali, rappresentavamo un quarto degli iscritti ai Ds. Abbiamo voluto, anche, dare conto della fatica personale contenuta in quella scelta, della pena di un distacco. Ed è stato anche un atto di rispetto verso chi ha fatto una scelta diversa da quella che noi oggi ci accingiamo a compiere. Questi sono i momenti in cui non si guarda alle convenienze, ma si dice esattamente quello che si pensa. Ci si guarda dentro, si fanno i bilanci di una vita. Si chiama “etica della convinzione”, e recita: “fai quel che devi, avvenga quel che può”.

E qualcosa è avvenuto: guardate questa sala, le migliaia presenti: si è accesa una speranza. E quando si accende una speranza subentra un’altra etica: l’etica della responsabilità.

Ora, carissime compagne e compagni, siamo tutti reciprocamente responsabili. Responsabili di realizzare un progetto che serve all’Italia: salvare e rinnovare la Sinistra, garantire un futuro alla Sinistra italiana. Leggi il seguito di questo post »

Mussi: sinistra e identità

La scissione dei Ds accende il dibattito sul futuro del nuovo soggetto politico. Il sogno può diventare realtà
di Luca Bonaccorsi e Carlo Patrignani

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Ha dichiarato che non morirà demo-cratico e se n’è andato (pare) con un quarto dei Ds, riaccendendo i desideri più selvaggi di tutti quelli che sognano un grande partito orgogliosamente “di sinistra”. Se è vero che la sinistra Ds vale il 4 per cento dei voti, sommati al 6 di Rc, al 2-3 di Comunisti italiani e Verdi e magari a qualche socialista, stiamo parlando di un partito che vale almeno il 15 per cento dei voti in Italia. Sicuramente il terzo partito dopo Forza Italia e il Pd. Ma gli ottimisti non escludono che sarà il secondo.

Partiamo dai contenuti. Nel suo commiato ai Ds non aveva risparmiato l’ironia: «Quando qualcuno ti chiede: “chi siete?”, non basta rispondere: “siamo tanti”. I partiti sono soggetti identitari, non solo programmatici».
“Identità” è forse la parola più abusata, e la meno approfondita, di questi tempi. Lei ha giustamente ironizzato anche su riferimento al “sofferto rapporto tra illuminismo e cristianesimo” citato nel manifesto del Pd. E comunque, al di là del fatto che uno si senta più illuminista (come Scalfari) o più cristiano (come Rutelli) si fa sempre riferimento a identità “culturali”. Mai a identità “umane”. Nel suo manifesto del “Socialismo per il futuro”, invece, c’è una frase che dice: «la civiltà umana è una». Un riferimento preciso ad una identità “umana” universale?
C’era uno dei canti del movimento operaio delle origini che diceva: «nostra patria è il mondo intero, nostra legge è l’umanità». Oggi si tende a dare la massima potenza identitaria a stati intermedi che si chiamano: etnia, nazione, religione. E naturalmente è una forma di ricerca identitaria che ha come corollario la guerra. Noi abbiamo deciso di partire dall’universale: l’idea di appartenere allo stesse genere, quello umano. È un’idea di recentissima formazione. La consapevolezza, nella storia, di far parte di una stessa umanità è molto giovane. Fino a tutto il ‘600 si è discusso se gli indios avessero o no un anima. Si è discusso a lungo se le donne non fossero una sottospecie. Ancora nel ‘900 si sono elaborate teorie di una stratificazione umana che ci dividevano in uomini e sottouomini.

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