Archivio per Precarietà

Attenzione al tasso di attività

Franco Bianco, 21 giugno 2007
Il cosiddetto “tasso di disoccupazione” è valido solo se posto su un piano corretto di confrontabilità: può diminuire anche se i posti di lavoro non aumentano. Basta, infatti, che una parte delle persone in cerca di impiego smetta di farlo, per qualsivoglia ragione.
Sono di questi giorni i dati dell’Istat relativi ad occupazione e disoccupazione. L’articolo di Claudio Treves della Cgil (“Meno disoccupati, ma c’è molto da capire”) su Aprileonline del 21 Giugno ha chiarito molti ed importanti punti. Vorrei aggiungere qualche ulteriore considerazione, che muove soprattutto dall’esigenza che, quando si discute di un problema, i suoi termini costitutivi siano, almeno dal punto di vista tecnico, posseduti e condivisi da tutti, altrimenti non si sa bene di cosa si parli.
Si definisce “tasso di partecipazione” (o “di attività”) la quantità percentuale di persone fra i 15 ed i 65 anni, rapportata al totale della popolazione, che “partecipano” al mercato del lavoro, o in forma reale (perché effettivamente lavorano. Tra questi rientrano ovviamente i “lavoratori in nero”, poiché essi sono come ectoplasmi privi di corpo sociale) o in forma virtuale (perché vorrebbero lavorare ma non hanno lavoro; ma nell’attesa sono iscritti nelle liste di coloro che cercano lavoro). In Italia questo tasso è di circa il 60%; in Europa di circa il 70%. Ciò vuol dire che, su 100 persone di quella fascia di età, in Italia ne “lavorano” nel senso anzidetto (cioè perché o hanno un lavoro, o lo cercano), sessanta; in Europa oltre settanta.

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Precarietà – Dati dell’osservatorio INPS

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