Archivio per Economia

Un lusso chiamato casa

Leo Sansone, 12 giugno 2007
Gli affitti elevati impediscono soprattutto ai giovani l’emancipazione dalle famiglie, con un rallentamento del percorso di crescita individuale. La sfida del governo di centrosinistra è ora rispondere a questa emergenza, magari utilizzando il tesoretto per favorire un nuovo piano dell’edilizia pubblica.
1.000-1.200 euro al mese. Chi vuole prendere in affitto una casa di due stanze più servizi in una grande città italiana (in testa Roma e Milano), deve tirare fuori dal portafoglio (se può) cifre astronomiche che assorbono quasi tutto l’incasso dello stipendio. In pochi anni i già alti canoni sono schizzati alle stelle, mentre le retribuzioni hanno perso potere d’acquisto. I salari, infatti, sono in media di 1.000-1.500 euro al mese e, quando va male, si tratta di contratti di lavoro a tempo determinato e non a scadenza indeterminata.
Pochissime persone possono permettersi “il lusso” (forse è un termine che andrebbe usato per altri consumi) di pagare questi super affitti per abitazioni senza pretese. Si fanno i conti. Scatta l’arte dell’arrangiarsi. I giovani, anche quando dispongono di un doppio reddito, in molti casi rinviano il matrimonio e si trasformano in “mammoni” anche a 30-35 anni. Ma a trattenerli a casa con i genitori, non è tanto l’affetto, ma la necessità economica. Si rinvia l’appuntamento con la vita autonoma, con il matrimonio (o la convivenza) e con il concepimento dei figli. Il caro affitti, pochi lo notano, è diventato uno dei principali motivi della crisi demografica italiana e dell’invecchiamento della popolazione.

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Lavoce.info boccia la Torino-Lione

25-05-2007
L’ANALISI COSTI-BENEFICI BOCCIA LA TORINO LIONE

Rémi Prud’Homme

Dal 1982 in Francia è obbligatoria la redazione di un’analisi costi-benefici per la valutazione della fattibilità dei progetti infrastrutturali, che però nella maggior parte dei casi non è stata condotta. Questo mio articolo non ha la pretesa di rappresentare l’ultima parola sulla questione della linea ferroviaria alta velocità tra Torino e Lione, tuttavia tenta di proporre un’analisi basata su dati di partenza interamente esplicitati e che possono essere criticati e, se del caso, modificati. (1)

Il traffico

Oggi, il traffico passeggeri fra Torino e Lione che si distribuisce fra i tunnel stradali del Monte Bianco e del Fréjus e quello ferroviario del Moncenisio è pari a circa 2,5 milioni di persone l’anno. Il traffico merci assomma a 37 milioni di tonnellate e avviene prevalentemente su strada (1,5 milioni di mezzi pesanti per anno a fronte di un traffico ferroviario pari a 220mila vagoni). Negli ultimi dieci anni il traffico su strada è rimasto invariato, quello ferroviario è diminuito del 25 per cento.
Quale potrebbe essere il traffico della linea alta velocità nei prossimi trent’anni? Dipende da numerosi fattori: dalla crescita economica di Francia e Italia, dalla relazione fra crescita e domanda di trasporto, dal prezzo degli spostamenti e da altre condizioni di contorno.
Ipotizziamo che, per quanto riguarda i passeggeri, la nuova linea attragga il 50 per cento del traffico esistente e che faccia emergere un “traffico indotto” pari al 30 per cento di quello attuale: si determina così un traffico di 2 milioni di passeggeri all’anno. Per quanto concerne le merci, ipotizziamo che la linea Av attragga un quarto del traffico attuale e generi un traffico aggiuntivo pari al 10 per cento di quello esistente: si avrebbe così un flusso di 13 milioni di tonnellate. Si tratta di una stima generosa: in Francia il Tgv è un concorrente temibile dell’aereo, ma non dell’auto e non si danno casi di nuove linee ferroviarie che abbiano attratto quote significative di trasporto merci su gomma. Ipotizzando un tasso di crescita del 2 per cento all’anno, a 25 anni dall’apertura della linea Av si avrebbero 3,3 milioni di passeggeri e 21,3 milioni di tonnellate di merci.

 

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