Archivio per Casa

Un lusso chiamato casa

Leo Sansone, 12 giugno 2007
Gli affitti elevati impediscono soprattutto ai giovani l’emancipazione dalle famiglie, con un rallentamento del percorso di crescita individuale. La sfida del governo di centrosinistra è ora rispondere a questa emergenza, magari utilizzando il tesoretto per favorire un nuovo piano dell’edilizia pubblica.
1.000-1.200 euro al mese. Chi vuole prendere in affitto una casa di due stanze più servizi in una grande città italiana (in testa Roma e Milano), deve tirare fuori dal portafoglio (se può) cifre astronomiche che assorbono quasi tutto l’incasso dello stipendio. In pochi anni i già alti canoni sono schizzati alle stelle, mentre le retribuzioni hanno perso potere d’acquisto. I salari, infatti, sono in media di 1.000-1.500 euro al mese e, quando va male, si tratta di contratti di lavoro a tempo determinato e non a scadenza indeterminata.
Pochissime persone possono permettersi “il lusso” (forse è un termine che andrebbe usato per altri consumi) di pagare questi super affitti per abitazioni senza pretese. Si fanno i conti. Scatta l’arte dell’arrangiarsi. I giovani, anche quando dispongono di un doppio reddito, in molti casi rinviano il matrimonio e si trasformano in “mammoni” anche a 30-35 anni. Ma a trattenerli a casa con i genitori, non è tanto l’affetto, ma la necessità economica. Si rinvia l’appuntamento con la vita autonoma, con il matrimonio (o la convivenza) e con il concepimento dei figli. Il caro affitti, pochi lo notano, è diventato uno dei principali motivi della crisi demografica italiana e dell’invecchiamento della popolazione.

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