Archivio per maggio, 2007

Venerdì 1 giugno 2007 – ore 21.00 –

Nasce il Coordinamento provinciale provvisorio di

SINISTRA DEMOCRATICA PER IL SOCIALISMO EUROPEO

Casa della Cultura – Via Borgogna, 3 Milano MM1 San Babila

 

Venerdì 1 giugno presso la Casa della Cultura, in Via Borgogna 3 a Milano si darà vita ad un coordinamento provvisorio del nuovo movimento politico, che si rivolgerà non solo agli ex iscritti dei Ds, ma a tutti i simpatizzanti che condividono il progetto di unificare la sinistra italiana attorno a temi inerenti il mondo del lavoro, la difesa della laicità dello Stato, la pace, la difesa dell’ambiente.

 

All’incontro parteciperanno:

  • Chiara Cremonesi, coordinatrice della Mozione Mussi all’ultimo Congresso dei Democratici di Sinistra per la Federazione Metropolitana Milanese

  • On. Alberto Nigra, portavoce della Mozione Angius all’ultimo Congresso dei Democratici di Sinistra

  • Sen. Guido Galardi, Senatore del gruppo Sinistra democratica per il socialismo europeo

 

Per ulteriori informazioni potete scrivere a info@sdmilano.it

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Rimpasto subito, dimezzare i ministri

Intervista a Fabio Mussi pubblicata su La Stampa il 31 maggio 2007
di Riccardo Barenghi

«E’ una sconfitta elettorale brutta e seria, un colpo durissimo per tutta l’Unione e il governo. Al Nord e non solo al Nord. Bisogna reagire subito, reagire con un colpo di reni».
E quale sarebbe il colpo di reni?
«Non possiamo stare fermi sulle gambe come il pugile che ha appena preso un cazzotto in faccia. Dobbiamo muoverci. E allora io chiedo un’immediata riunione di tutta l’Unione, insomma un vertice di maggioranza che lanci un forte messaggio al Paese».
Di messaggi ne parlano tutti i leader tutti i giorni, il suo quale sarebbe?
«Il mio è molto, molto concreto. propongo una ristrutturazione del governo, un vero e proprio rimpasto. Ma con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di ministri e sottosegretari. Una pletora da vergognarsi mentre in Francia Sarkozy ha formato un esecutivo di 15 ministri, con dentro sette donne. Questo è il modello che dobbiamo seguire. Ma subito».
E lei sarebbe disposto a lasciare il suo ministero?
«Assolutamente sì, sono a disposizione. Il lavoro che faccio mi piace, ma bisogna che ognuno di noi si metta in gioco se vogliamo reagire».
E questo sul piano dell’immagine, invece sulla sostanza politica cosa cambierebbe?
«Intanto si tratta di un’immagine piuttosto sostanziosa. In ogni caso, mi pare che il governo abbia i motori fermi, trova grandi difficoltà a tenere aperto il dialogo con la società, a sollevare consensi e energie. Penso allora che dovremmo cambiare radicalmente la linea di politica economica e sociale. Contrastando la povertà, sostenendo il lavoro in tutte le sue forme (gli operai hanno salari da fame e i giovani sono tutti precari, ancor di più le donne), spingere sull’innovazione, cioè scuola, ricerca, tecnologia, e riformare la politica, dai suoi costi alla legge elettorale».
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Sinistra democratica, tre proposte al governo

Andrea Scarchilli , 29 maggio 2007
Cesare Salvi e Valdo Spini hanno incontrato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti. Avanzate le richieste di un cabina di regia tra governo e gruppi parlamentari e di una riforma della politica, espresso il sostegno al sistema elettorale tedesco

Prende forma l’iniziativa di Sinistra democratica. Dopo il vertice di Fabio Mussi con i segretari di Rifondazione comunista e Pdci, Franco Giordano e Oliviero Diliberto, tenuto in seguito alle elezioni amministrative (dove si è registrata soddisfazione per le performance dei candidati della sinistra, specie nel centrosud), i rappresentanti dei gruppi parlamentari di Sd hanno incontrato il ministro dei rapporti con il Parlamento Vannino Chiti. Da Chiti sono andati Cesare Salvi, capogruppo al Senato di Sd, e Valdo Spini, vicecapogruppo alla Camera.
Sono state presentate al ministro tre proposte per rendere l’attuazione del programma “più serrata e incisiva” e superare “le difficoltà incontrate nella comprensione dell’attività del governo in particolare nel nord del paese”. Nel day after, infatti, è emerso in tutta la sua evidenza il dato pregnante della tornata delle amministrative. Se al centro e al sud, tutto sommato, l’Unione riesce a tenere, dal lombardoveneto è arrivata la batosta.

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Un movimento per la sinistra del futuro

di Francesca di Gaspero, Andrea Candrian, Alice Leone
Guardiamo al futuro e siamo convinti che la sfida che abbiamo cominciato insieme sia impegnativa ma stimolante. Abbiamo la possibilità di creare un percorso che riaccenda l’interesse di quanti nel tempo si sono disamorati della politica e di tutti quelli che immaginano ancora IL Mondo Migliore.
Vogliamo creare un movimento utile alla crescita della sinistra in Italia e in Europa che sappia guardare agli interessi del nostro Paese: Una sinistra nuova, autonoma, plurale, critica, larga, della cultura,che valorizzi l’eguaglianza di opportunità, antifascista che condivida l’appartenenza al Pse, la difesa della laicità dello Stato come spazio di libertà di tutti, il principio della pace e della non violenza.
Stiamo costruendo un movimento. Nuovo.
I movimenti nascono per rappresentare istanze culturali e sociali e per tradurle sul piano politico e contengono nel loro nucleo un orientamento ideale e perfino filosofico specifico capace di offrire una interpretazione dell’esistente per progettarlo in direzione del futuro. Volendo rovesciare il punto di vista, i movimenti sociali, nascono sotto la spinta di nuove domande che chiedono organizzazione e rappresentanza: un nuovo blocco sociale. Se stiamo creando questo tipo di movimento, che almeno per il momento, è diverso dalla creazione di nuovo partito, dobbiamo assorbire ogni tipo di energia, evitando di riproporre vecchi schemi che svilirebbero il progetto. Diventiamo un punto di riferimento effettivo per tutti quanti credono in questo percorso e per farlo non si può dimenticare che in politica i tempi, i simboli, la forma sono importanti: noi ci siamo e dobbiamo partire ora. Il percorso di aggregazione e quello di rappresentanza non possono progredire in modo disomogeneo, il rischio è quello di non rispondere alle esigenze diffuse sul territorio. Per fare in modo che questo movimento prenda corpo c’è bisogno delle energie di tutti: dobbiamo aggregare ed estendere la partecipazione, dobbiamo farci sentire. Ci vogliono vari tipi di contributi: dai più maturi e strutturati a quelli più giovani, includendo le associazioni di volontariato, il mondo della cultura e del lavoro senza dimenticare quelli che si avvicinano alla politica per la prima volta, portatori di interessi e esigenze che altrimenti la politica non sarebbe in grado di intercettare. Il rinnovamento (badate: non solo il ringiovanimento) è una delle armi che abbiamo per tornare ad essere credibili e per essere veramente innovativi, assieme alla forza delle idee e alla volontà di attuare politiche che portino a delle DECISIONI tali, che provochino dei cambiamenti e miglioramenti. A tutti quanti credono nel progetto presentato il 5 maggio ( e sono veramente tanti) dimostriamo che ne abbiamo il coraggio, e che realmente riusciremo a coinvolgere, creare, coagulare e far vivere… Sogniamo che vengano valorizzate le risorse delle donne, in cui il tasso di queste scelte sia obiettivo, politico, dichiarato. Non sappiamo se le quote rosa, o di qualsiasi altro colore, siano una scelta corretta, ma sappiamo che in molti casi sono state l’unico strumento in grado di scardinare logiche deteriori nelle scelte delle candidature. Le donne devono partecipare pienamente alla vita politica, non solo perché lo chiedono con forza, ma perché vi sia una reale rappresentanza dell’altra metà del mondo. A tutti i livelli e in ogni settore essere donna non può più essere il limite per una piena soddisfazione professionale. Le gravidanze, sono una ricchezza per tutti e non possono essere trattate come un pretesto di licenziamento ne come motivo di regressione professionale. Leggi il seguito di questo post »

Lavoce.info boccia la Torino-Lione

25-05-2007
L’ANALISI COSTI-BENEFICI BOCCIA LA TORINO LIONE

Rémi Prud’Homme

Dal 1982 in Francia è obbligatoria la redazione di un’analisi costi-benefici per la valutazione della fattibilità dei progetti infrastrutturali, che però nella maggior parte dei casi non è stata condotta. Questo mio articolo non ha la pretesa di rappresentare l’ultima parola sulla questione della linea ferroviaria alta velocità tra Torino e Lione, tuttavia tenta di proporre un’analisi basata su dati di partenza interamente esplicitati e che possono essere criticati e, se del caso, modificati. (1)

Il traffico

Oggi, il traffico passeggeri fra Torino e Lione che si distribuisce fra i tunnel stradali del Monte Bianco e del Fréjus e quello ferroviario del Moncenisio è pari a circa 2,5 milioni di persone l’anno. Il traffico merci assomma a 37 milioni di tonnellate e avviene prevalentemente su strada (1,5 milioni di mezzi pesanti per anno a fronte di un traffico ferroviario pari a 220mila vagoni). Negli ultimi dieci anni il traffico su strada è rimasto invariato, quello ferroviario è diminuito del 25 per cento.
Quale potrebbe essere il traffico della linea alta velocità nei prossimi trent’anni? Dipende da numerosi fattori: dalla crescita economica di Francia e Italia, dalla relazione fra crescita e domanda di trasporto, dal prezzo degli spostamenti e da altre condizioni di contorno.
Ipotizziamo che, per quanto riguarda i passeggeri, la nuova linea attragga il 50 per cento del traffico esistente e che faccia emergere un “traffico indotto” pari al 30 per cento di quello attuale: si determina così un traffico di 2 milioni di passeggeri all’anno. Per quanto concerne le merci, ipotizziamo che la linea Av attragga un quarto del traffico attuale e generi un traffico aggiuntivo pari al 10 per cento di quello esistente: si avrebbe così un flusso di 13 milioni di tonnellate. Si tratta di una stima generosa: in Francia il Tgv è un concorrente temibile dell’aereo, ma non dell’auto e non si danno casi di nuove linee ferroviarie che abbiano attratto quote significative di trasporto merci su gomma. Ipotizzando un tasso di crescita del 2 per cento all’anno, a 25 anni dall’apertura della linea Av si avrebbero 3,3 milioni di passeggeri e 21,3 milioni di tonnellate di merci.

 

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Zitti tutti, parla l’Antipolitica

Leo Sansone, 24 maggio 2007

Con un’intervento “a gamba tesa” Luca di Montezemolo scende nel campo della politica, mette alla gogna gli “statali fannulloni” e i sindacati, attacca frontalmente il governo Prodi e glissa su una semplice realtà: non ha parlato ad una assemblea rivoluzionaria, ma a quella degli industriali italiani che hanno incassato e incassano cospicui fondi pubblici. Ha dimenticato “le colpe e le omissioni” sue e delle imprese italiane

Una volta il presidente della Confindustria chiedeva di tagliare “lacci e lacciuoli” (Guido Carli) o di restare “aggrappati alle Alpi” (Gianni Agnelli) riducendo il costo del lavoro e restituendo competitività alle imprese italiane. Richieste più o meno condivisibili, ma legittime perché fondate su un mandato degli industriali al loro presidente. Non solo. Si trattava di piattaforme che non guardavano solo all’interesse corporativo, ma puntavano ad una modernizzazione economica e sociale dell’Italia.

Da Luca di Montezemolo oggi è arrivato un salto di qualità rispetto ai suoi predecessori: l’intervento a gamba tesa nel campo della politica. Il presidente della Confindustria, parlando all’assemblea annuale degli imprenditori italiani, non si è limitato ad avanzare richieste di natura economico-sindacale (più fondi pubblici alle aziende, aumento dell’età per andare in pensione a 65 anni, smantellamento dei residui strumenti dello Stato di intervento nell’economia).

 

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