5 racconti per il Programma

25 02 2008
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In ricordo di Pasolini

2 11 2007




Il “caso De Magistris” e gli “intoccabili”

22 10 2007

Gianni Rossi
In tutta questa vicenda, nessuno dei principi cardini di uno stato liberale è stato finora rispettato. E tutto ciò accade, mentre al governo siede una maggioranza di centro-sinistra, che durante tutto il governo affaristico della “Banda Berlusconi”, aveva reclamato e gridato perché le istituzioni fossero salvaguardate e che i poteri non confliggessero tra loro.

Nello scontro istituzionale tra la magistratura calabrese e alcuni esponenti del governo nazionale vi sono delle anomalie che andrebbero sanate al più presto.
Intanto, va detto che in una democrazia compiuta, matura, che si richiama quotidianamente allo stile europeo, i poteri dovrebbero rispettarsi e non invadere il campo altrui. Quindi, c’è il sacro principio che “nessuno è intoccabile”, specie ai più alti livelli istituzionali, governo compreso.
Ebbene, in tutta questa vicenda, nessuno dei principi cardini di uno stato liberale è stato finora rispettato. E la cosa più grave è che tutto ciò accade, mentre al governo siede una maggioranza di centro-sinistra, che da sempre e, specie negli ultimi 6/7 anni ( durante tutto il governo affaristico della “Banda Berlusconi”), aveva reclamato e gridato perché le istituzioni fossero salvaguardate e che i poteri non confliggessero tra loro, che la magistratura, impegnata in inchieste e processi contro personaggi legati direttamente o meno al governo passato, non venisse intralciata.
Dure campagne di stampa sono state portate avanti sui media (tranne che in radio e in tv, monopolizzate dal “regime berlusconiano”!), proprio per difendere l’autonomia della magistratura e per far sì che fosse fatta piena luce nei diversi processi e nelle inchieste più scabrose, che avevano come soggetti inquisiti apparati dello stato, uomini del potere ufficiale ed occulto, gli ambienti finanziari, bancari ed economici, fin su verso il capo del governo di allora, Berlusconi.
Ma mai si era arrivati alla “demonizzazione” di singoli magistrati in maniera formale e sostanziale.
Spesso i tentativi di mettere sotto inchiesta, di ricusare alcuni “giudici scomodi” finirono col ritorcersi contro il sistema di potere, che aveva cercato di rivalersi. Non si era, però, nemmeno arrivati alle avocazioni di un’inchiesta, in dirittura di arrivo!
Cosa sta succedendo allora, proprio mentre la stabilità politica è in grave pericolo e si odono sentori di “compravendita” di senatori e politici da parte di Berlusconi, al solo fine di dare una “spallata” al governo Prodi, per andare alle elezioni anticipate entro la primavera 2008? Leggi il seguito di questo post »





Violenza sulle donne: no alle risposte formali

20 10 2007

Susanna Camusso
La cronaca ci parla della crescente ondata di vessazione fisica e psicologica ai danni del mondo femminile. Per questo, andrebbero ripensati i rapporti uomo-donna e la famiglia stessa. Inoltre, perchè non organizzare una manifestazione nazionale sul tema?

Reggio Emilia tribunale, Milano Parco Lambro, Bergamo strada provinciale, elenco purtroppo parziale sfogliando le prime pagine di un quotidiano.
Gira sulla rete un appello “Adesso basta”, viene dalla Casa delle donne maltrattate, è la reazione immediata e necessaria dopo Reggio Emilia. E’ la reazione dello sfinimento, dell’esasperazione per una cronaca brutale ed infinita, ma è anche il segno che c’è bisogno di reagire, c’è bisogno di una risposta corale, di provare a cambiare la direzione se non della Storia, almeno della cronaca.
C’è bisogno anche di rendere evidente ciò che a noi tutte è da sempre noto, ovvero che all’origine della violenza sulle donne c’è la negazione della libertà femminile, c’è la volontà di controllo del corpo che dà la vita, c’è il conflitto donna-uomo.
Sufficiente? Credo si debba provare a guardare ancora, perché esiste una sessualità malata, violenta che va oltre donna-uomo, come ci dice la cronaca di Milano. Eppure siamo il Paese che proclama la vita, il Paese della Legge 40, dell’eutanasia, del testamento biologico: allora perché non si tuona da ogni pulpito contro la violenza, a difesa dell’integrità della persona? C’è forse un interesse a vedere come distinta la mente e il corpo? A vedere di quel corpo solo la funzione della procreazione “a prescindere” (ad esempio quando si nega l’interruzione di gravidanza per stupro etnico)? Ma se è così, se si riduce la persona solo ad una sua possibile funzione, che concezione è della vita? Leggi il seguito di questo post »





Piccoli consumatori crescono

18 10 2007

Emiliano Sbaraglia
Un’inchiesta realizzata dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori rivela che a Milano e provincia sono molti i ragazzi che preferiscono spendere ogni giorno tre o più ore del loro tempo libero all’interno di un centro commerciale o di spazi analoghi. Un dato che si presta a una serie di interpretazioni, sulle quali abbiamo riflettuto a colloquio con il sociologo Alberto Abruzzese

Che le giovani generazioni tendano a trasformare le proprie esistenze in una sorta di perenne second life anche nella quotidianità del loro mondo reale, è argomento che alimenta la discussione di studiosi specializzati e genitori apprensivi già da qualche tempo.
Tra le manifestazioni più eclatanti di tale fenomeno c’è quello della creazione da parte dei ragazzi di nuovi punti d’incontro, luoghi appartenenti a una contemporaneità soltanto qualche decennio fa difficile da immaginare. Un elemento, questo, confermato dall’indagine resa nota dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori, presieduto da Antonio Marziale, che ha realizzato la sua ricerca su un campione di 500 adolescenti compresi tra i quattordici e diciotto anni, equamente divisi tra maschi e femmine, residenti a Milano e provincia. Ne risulta che il 73% trascorre in media tre ore al giorno nei centri commerciali e il 19% di essi addirittura il doppio; ne consegue che pian piano questi megacomplessi si stanno trasformando nei neo-luoghi preferiti, scelti per soddisfare il desiderio di socializzazione adolescenziale.
Ma è proprio così? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Abruzzese, sociologo di competenza riconosciuta non soltanto in Italia, che dei giovani possiede una istantanea costante anche grazie alla sua attività di docente universitario. Abruzzese ci parla di questa tendenza somigliante “al fenomeno del navigare in rete: voglio dire spazi disarticolati rispetto ai vecchi spazi, organizzati attraverso sistemi precostituiti, che vanno a sostituire i tradizionali punti d’incontro, come le piazze, le strade. All’ambientamento ora si preferisce sostituire lo straniamento, di certo componente non trascurabile dell’attuale universo giovanile”. Uno straniamento che i giovani riescono ad ottenere anche con l’aiuto di nuovi e sofisticati strumenti tecnologici, dall’I-pod al MP3, solo per citare i più conosciuti e utilizzati al momento.
Questo ritrovo atipico nel centro commerciale, secondo Abruzzese coinvolge tanto l’aspetto vissuto “come tempio del consumo”, quanto quello vissuto come luogo in cui ci si può incontrare, “il luogo d’incontro che più somiglia alla percezione astratta e sublimata del mondo che i giovani hanno: lì c’è tutto, c’è il grafico della vita, il luogo più ospitale che si possa trovare nel raggio di chilometri, e la sua peculiarità sta proprio nel fatto di essere una piattaforma che apparentemente non vincola, almeno non con i vincoli tradizionali”. Da qui, i vincoli tradizionali diventanto estranei: “Penso alle scuole e alle università -contiuna Abruzzese-, dove noi docenti spesso sembriamo essere recepiti quasi come degli intrusi”.
Viene in mente Marc Augé, e l’oramai classica definizione di “non-luoghi”, che tanta fortuna ha avuto nelle scienze sociali e antropologiche. Ma come Abruzzese ben evidenzia, “il processo descritto da Augé nel nostro caso viene ribaltato: non più luoghi svuotati di senso, di memoria, di cultura, che automaticamente divengono non-luoghi; al contrario, qui i non-luoghi trovano luogo proprio dove storia e tradizione non c’è”.
Rimane una curiosità, inerente il rapporto tra figli e genitori, laddove quest’ultimi potrebbero essere portati, più o meno consciamente, a preferire che ragazzi e ragazze ancora minorenni si rechino in un luogo chiuso e iper-controllato, da occhi umani e non umani, piuttosto che far loro correre i pericoli della strada, l’incontro con lo sconosciuto, la frequentazione di zone e spazi poco conosciuti e poco sicuri. “In fondo, un meccanismo molto simile a quello di lasciare un bambino di quattro anni-cinque anni con baby sitter e tivù accesa: in questo caso, il modello dell’ipermercato nell’immaginario protettivo del genitore diventa strumento funzionale alla protezione del figlio”.
Un figlio al caldo e al sicuro, con gli amici e le amiche fidate, al chiuso del centro commerciale. Un figlio in questo modo portato inevitabilmente a confrontarsi con l’etica e l’estetica del consumo, in termini di quantità, costi e selezione, così come i veicoli promozionali del prodotto-merce insegnano oramai da decenni.
Convivere con il mercato, per imparare a diventare sempre più consumatore, sempre meno cittadino.

fonte www.aprileonline.info





Se non si può avere fiducia nella giustizia degli uomini…..

10 09 2007
I parlamentari europei e la società civili siciliana in difesa dei 7 pescatori tunisi arrestati un mese fa

Sette pescatori tunisini del villaggio di Tebulba nei pressi di Monastir sono da un mese in carcere ad Agrigento, accusati di traffico di esseri umani e di ingresso illegale nel nostro Paese per aver salvato 44 naufraghi ed averli portati in sicurezza nel porto di Lampedusa. Una vicenda agostana che, se non si fosse intervenuti tempestivamente, avrebbe potuto concludersi con una condanna nel processo per direttissima istruito in gran fretta il 14 di agosto senza che neanche i testimoni, e cioè i salvati, fossero ascoltati.

Oggi, grazie alla mobilitazione della rete antirazzista siciliana ed all’appello di 110 parlamentari europei il loro caso comincia ad interessare la stampa italiana, le autorità politiche e, di conseguenza, auspico una più attenta valutazione anche da parte degli inquirenti. Venerdì ad Agrigento si è svolto un sit-in, non affollatissimo ma molto significativo per le presenze; infatti, accanto agli italiani vi era la comunità tunisina in Sicilia ed i pescatori di Mazara del Vallo, preoccupati del fatto che questa vicenda possa riaprire conflitti tra le due marinerie e soprattutto determinati sul principio sancito dal diritto marittimo internazionale che si riferisce al dovere del salvataggio in mare, che non può essere messo in discussione da questa brutta storia. La stampa tunisina li chiama “gli ostaggi italiani” segno del clima negativo che si sta creando nell’opinione pubblica di quel Paese. Da qui anche l’urgenza di giungere quanto prima al suo chiarimento. Il prefetto di Agrigento, che abbiamo incontrato, si è dimostrato molto sensibile ed impegnato soprattutto alla possibilità di ottenere la scarcerazione dei sette pescatori, anche perché il consolato tunisino si è fatto garante della loro reperibilità sul territorio italiano. Leggi il seguito di questo post »





Socialismo – Olof Palme

11 07 2007

“La politica è desiderare qualcosa. In particolare, la politica socialdemocratica è desiderare il cambiamento perché solo il cambiamento promette il miglioramento delle condizioni di vita, alimenta la fantasia e consegna soluzioni possibili nell’immediato e stimoli ai sogni per il futuro. Ma, naturalmente, questo desiderio deve andare in una direzione precisa e deve avere una meta. Noi, i socialisti, siamo sufficientemente temerari per desiderare qualcosa perché le idee sono la forza motrice della volontà ma siamo anche abbastanza audaci per desiderare il cambiamento perché proprio il cambiamento può trasformare le utopie in realtà… Se si elimina la volontà con la sua base di teoria e di valori, se si elimina come fonte di energia anche il convincimento emozionale, la politica nei paesi democratici si trasformerà in qualcosa di grigio e triste. Forse seguendo quel cammino, si potrà in modo frammentario migliorare qualcosa ma mai si potrà cambiare la società. Il socialismo è un movimento di liberazione. Il nostro obiettivo è liberarci il più possibile dalla pressione delle circostanze esterne, dando la libertà a ciascuna persona di sviluppare se stessa secondo le proprie peculiarità e i propri desideri.”

Olof Palme





Donne, Famiglie e Lavoro

30 06 2007




Diritti e salute

25 06 2007

Giovanni Berlinguer, 22 giugno 2007
Solo un mondo più giusto sarà un mondo più sano. E’ questa la considerazione finale dell’incontro sulle “Diseguaglianze nella salute. Chi fa cosa? Il ruolo dell’Europa” promosso nella sede del Parlamento europeo insieme a John Bowis (Ppe), Frèdèrique Ries (Alde) e Adamos Adamou (Gue).
Responsabili dell’Oms, della Commissione europea, delle varie Ong impegnate sul tema della salute hanno convenuto che negli ultimi decenni le condizioni di salute a livello mondiale sono migliorate senza però riuscire a superare i grandi squilibri che non si fermano alla sanità. Se insomma “non ci può essere benessere senza salute”, é altrettanto assodato che “non c’é salute senza benessere”.
Occorre dunque allargare lo sguardo oltre i confini dell’assistenza sanitaria. I progressi della medicina e degli sforzi dei governi nelle politiche sanitarie, non riescono a colmare le distanze tra ricchi e poveri, sia essi Stati, popoli o categorie sociali. Come ha sottolineato Michael Marmot, presidente della Commissione sui Determinanti sociali sulla salute (Csdh) istituita dall’Oms, persistono e aumentano differenze ingiustificate, peraltro prevenibili ed evitabili, fra i paesi e al loro interno. Assicurare l’accesso alle cure e ai farmaci, garantire e migliorare i sistemi sanitari è importante, ma sulla salute e sul benessere della persona incidono ancora di più il tetto e la casa in cui si nasce si vive, la disponibilità o meno del cibo, dell’acqua potabile o dell’elettricità, la qualità dell’educazione e dell’istruzione ricevuta, la soddisfazione per il lavoro che si svolge.

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Le contraddizioni del prof. Ichino

16 06 2007

Michele Gentile, 15 giugno 2007
Da un po’ di tempo il Prof. Ichino ci aveva fatto mancare le sue idee, senza grande rimpianto a dire il vero.
Ma ecco che ricomincia e con un solo articolo, pubblicato mercoledì scorso sul Corriere della Sera, presenta tre concetti contraddittori tra loro e totalmente inaccettabili per il mondo del lavoro.

Il Primo è che “il rinnovo dei contratti è un optional: un atto che si può fare o non fare a seconda delle convenienze”;
il secondo è che il rinnovo dei contratti presuppone una visione comune – una comunità di intenti tra datori di lavoro e lavoratori-;
il terzo, infine, che in assenza della suddetta “comunità d’intenti”, è da preferire la contrattazione nelle aziende al posto del contratto nazionale.
Tre concetti inaccettabili e contraddittori tra loro (non si capisce perché la mancanza di una visione comune dovrebbe impedire il rinnovo del contratto nazionale e favorire quello aziendale).
Ma soprattutto questi concetti, anche per la sede dalla quale sono stati espressi, forse non rappresentano solo il pensiero di uno studioso “radicale”, ma lo scenario politico per forze datoriali e politiche che vogliono sfruttare il bisogno del contratto per il potere di acquisto dei salari e per contrattare l’organizzazione del lavoro e le condizioni del lavoro, per uno scontro politico nel paese, utile anche perché le imprese abbiano mano libera in una fase di “ripresa” mentre arrivano le risorse derivanti dal cuneo fiscale.
Perché se fossero solo le elucubrazioni di un intellettuale, la domanda da porsi sarebbe: come mai quel giornale le pubblica in prima pagina?

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Una sinistra dalle idee semplici

15 06 2007





La sinistra che sarà

14 06 2007

Intervento di Fabio Mussi

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La questione socialista

13 06 2007

Giuliano Girlando, 12 giugno 2007
Il Socialismo per molti di noi, della nuova generazione, si identifica in Zapatero, Yunus, Royal, Bachelet, Morales, per finire nei miti di una volta, Che Guevara, Martin Luther King, Gandhi, Nenni, Matteotti, Gramsci, Lombardi, Pertini, Rosa Luxemburg. Persone che rappresentano la speranza di avere una società in cui i diritti sociali, il lavoro, l’integrazione, la previdenza sociale, non siano azzerati a dispetto di uno stato di privilegi senza diritti
Dai libri di storia scritti sugli anni 90, diciamoci la verità, di cui in giro se ne vedono e leggono ben pochi, incentrano la loro analisi sull’effetto Tangentopoli e sulla bufera che portò l’allora Partito Socialista Italiano alla disfatta totale.
Sono passati 15 anni ed oggi con una certa timidezza, forse perché o costretto a non andare a destra nel Pd o forse perché in una futura non ben distinta “Cosa Rossa” si ritrova, non solo un tantino retrò, ma soprattutto un tantino a disagio per l’evidente stato di spaccatura che oggi Rifondazione Comunista, Pdci, Verdi hanno maturato con i movimenti di collettivi universitari, collettivi autonomi, centri sociali, no global e quanto altro forma la galassia della sinistra; ci si ritrova a discutere della questione socialista e del Socialismo Europeo. Sono passati giusto giusto quegli anni per farci capire, di quanto la sinistra oggi possa sentire la mancanza, di una forza socialista ancorata al Pse.

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