SINISTRA DEMOCRATICA IN FESTA

29 08 2008





5 racconti per il Programma

25 02 2008
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19 02 2008





Il lavoro non è una merce

27 01 2008
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Giornata della memoria

21 01 2008




Buon anno

29 12 2007

Sinistra Democratica Cormano vi augura un felice 2008 di pace e prosperità





TG NORD MILANO

21 12 2007





Fabio Mussi a L’Assemblea

13 12 2007
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10 11 2007





Petizione contro l’ HIV

9 11 2007

Il PSE, il gruppo socialista del Parlamento europeo ha lanciato ieri una petizione per arrivare a presentare il primo dicembre, Giornata mondiale per la lotta all’Aids, un appello ai governo europei perché riducano l’IVA su quello che probilmente è il sistema anticoncenzionale più diffuso e affermato del pianeta: il preservativo.

Il vicepresidente del PSE, Jan Marinus Wiersma, spiega l’iniziativa ricordando che, secondo la World Health Organisation (Organizzazione mondiale della Sanità), la diffusione del virus HIV sta crescendo nelle regioni europee. Nel vecchio continente, solo nel 2005, sono stati diagnosticati 26.984 nuovi casi. Quasi tutti di matrice eterossessuale.

per firmare la petizione clicca qui





Petizione per l’ASL Nord Milano

25 10 2007





La sinistra dovrà avere un partito solido

24 10 2007

Può succedere di tutto. Chi riesce a far cadere ora il governo farebbe strike». Fabio Mussi, coordinatore di Sinistra democratica, è appena tornato da Bolzano e quando lo incontriamo lo attende un difficilissimo consiglio dei ministri. E’ ben concreta la possibilità che lo scontro tra Mastella e Di Pietro sul «caso De Magistris» porti alla crisi. «Stiamo come d’autunno sugli alberi le foglie», cita Ungaretti.  Chi è che può avere interesse a far cadere ora il governo? Le ragioni possono essere le più diverse. Nel merito, c’è la finanziaria e il protocollo sul welfare. C’è un quadro internazionale dove si sta riacutizzando la crisi in Iran e Medio Oriente e dove l’Italia è in prima linea. E infine c’è un centrosinistra in cui non sono riusciti a consolidarsi né il Pd né la sinistra.  Per fortuna, forse, c’è stata la manifestazione di sabato. Devo essere onesto. Alla vigilia ho espresso timori che poi la manifestazione ha del tutto fugato. Temevo che il corteo potesse «sfuggire di mano», con un’aggressività verso il governo e verso la Cgil che poteva mettere in difficoltà la sinistra invece di aiutarla. Non ho mai dubitato delle intenzioni dei promotori, del resto tra noi c’è stato un vero dialogo, ma i miei timori si sono rivelati infondati. La manifestazione è stata bella, ampia e soprattutto politicamente forte. Mi hanno impressionato soprattutto le parole prese al volo tra i manifestanti. C’era davvero un’intelligenza politica di massa, senza nessuna dichiarazione stonata. Di fatto quel corteo ha detto tre cose: che la precarietà è la questione delle questioni, che il governo - ammesso che duri - deve ripartire dal suo programma, che c’è una forte domanda politica di unità a sinistra. Su questo, soprattutto, c’è stato «un di più», un’eccedenza, sia rispetto ai partiti che ai  promotori.  Non è proprio su questo «di più» che siamo tutti inadeguati? Assolutamente sì. Bisogna  tornare alla realtà. Si dice riformismo ma poi si fa il contrario. Si rappresenta la flessibilità come una grande opportunità sapendo che significa esattamente il contrario. Nel linguaggio e nelle ideologie che corrono c’è il marchio di un’egemonia che subiamo.  Si ma come traduci questo discorso politicamente? Tu stesso hai votato, con riserva, il protocollo sul welfare. Ho dato un giudizio articolato. Sulla parte previdenziale era un buon compromesso. Mentre è del tutto insoddisfacente, al di là di qualche miglioramento, la parte sul lavoro. E’ evidente che la distanza siderale tra la dimensione drammatica della precarietà e le soluzioni proposte ha allargato il fiume della delusione.  Tu stesso l’hai definita una bella manifestazione. Nella  Cgil si è aperta una riflessione su chi della Fiom vi ha partecipato. Che ne pensi? Rispetto la dialettica interna al sindacato. Una sinistra che nasce non può prescindere dal rapporto con il sindacato. Io stesso vengo da una famiglia operaia. A casa mia erano tutti della Fiom. Mi auguro che questa discussione anche aspra non porti a una rottura. Spero che si trovi la strada per difendere l’assetto confederale del sindacato. La confederalità è il contrario del comando, ma guarda all’unità ed è un valore, non è che ognuno fa quello che vuole.  Pensi che il protocollo possa essere migliorato? Faremo il possibile per migliorarlo, certo. Il sindacato è fondamentale per la democrazia. Ma discutere di politica economica e del lavoro non si esaurisce in una vertenza contrattuale. Si parla di un’idea di società, in cui la politica non può essere considerata un’indebita ingerenza. In questo caso la rappresentanza del lavoro non si esaurisce nel sindacato, ha bisogno di politica.Per la Costituzione il parlamento è sovrano. Tutto quello che si può fare a favore dei lavoratori deve essere guardato con simpatia e rispetto. Il sistema delle autonomie tra politica e sindacato, insomma, deve funzionare nei due versi.  E se ci fosse la fiducia? Comunque vadano le cose il governo non deve cadere da sinistra. Va evitato come la peste.   Ma questa sinistra come può essere più credibile? Quel corteo ha detto ai quattro partiti della sinistra: fateci partecipare e datevi una mossa. Di unire le forze il Pd parla da 12 anni. Noi per farlo abbiamo non dico 12 mesi ma molto molto meno. Perciò dobbiamo essere coraggiosi e innovativi. Capisco che un passaggio «federale» possa essere considerato insufficiente ma naturalmente dobbiamo fare ciò che è possibile. Penso però che un gruppo parlamentare unico alla camera e al senato sarebbe un segnale positivo, molto visibile e molto incisivo. Del resto, sulla finanziaria abbiamo fatto un lavoro comune eccellente, abbiamo fatto sfigurare il Pd, che ha presentato il triplo di emendamenti.  Ma vanno sciolti i partiti che ci sono oppure no? Noi non abbiamo voluto fare un nuovo partito. Alla sola idea di passare la vita a contendere a Pdci, Prc e Verdi lo 0,2% mi butto dalla finestra. La nostra funzione è dare una mano: [CORSIVO]solve et coagula[/CORSIVO], diceva Alex Langer nel suo ultimo libro. Sciogliere e riaggregare. Però sono un gradualista, faremo quello che è possibile fare sapendo che tutto dipende da noi. La manifestazione del 20 è stata chiarissima, ci ha aiutato. Ho visto che perfino il Pd ha timore di essere un «partito liquido» e senza iscritti. La nuova sinistra, se vuole avere una prospettiva di governo, deve essere qualcosa di solido, di radicato nella società, di pesante.  Qual è la prima mossa? Domani (oggi per chi legge, [CORSIVO]ndr[/CORSIVO]) ci vediamo con Giordano, Diliberto e Pecoraro. L’idea è convocare a metà dicembre gli stati generali della sinistra. Qualcosa di simile a un «social forum», dove si incontrino non solo le quattro forze politiche ma un campo di forze vastissimo, che va al di là della forza pur non irrilevante, intorno al 12-13%, dei pariti che ci sono. Una sinistra divisa non rappresenta più la società. Unificarla corrisponde alla vocazione di centinaia di migliaia di persone, che ritengono inimmaginabile che la sinistra scompaia dal lessico politico italiano. Serve però una sinistra più avanzata, che risponda ai problemi del XXI secolo. Ricombinare gli schemi del passato non funziona. La memoria è nostra ma i problemi sono nuovi.  Questa sinistra  non ha anche un problema di leadership? Non mettiamo il carro davanti ai buoi. C’è bisogno di un processo molto partecipato la cui chiave siano i programmi e le idee. Concordo con Giordano, se ci buttiamo alla contesa sulla leadership come ha fatto il Pd siamo perduti. Nessuno di noi cerca primati personali, di personalizzazione della politica ce n’è fin troppa.  Prima del 20 ottobre si è vociferato di tue possibili dimissioni da coordinatore di Sd. Resti alla guida del movimento? E’ vero. Abbiamo avuto una discussione molto animata sul protocollo, sulla condotta da tenere in consiglio dei ministri e sulla manifestazione. E’ una discussione che prosegue. Sì, sono ancora il coordinatore.





Sinistra, un milione in piazza. Senza ministri

22 10 2007

Rachele Gonnelli
Compatto e rosso, più che un fiume un torrente caotico di bandiere rosse. Così il corteo della sinistra dell’Unione ha iniziato a marciare una mezz’ora prima della data stabilita perché la folla straripava ormai da piazza Esedra e piazza Cinquecento davanti alla stazione Termini. Praticamente ha iniziato a sfilare senza testa, cioè con in testa solo i blindati della polizia e i cordoni di agenti. Nessuno striscione di Liberazione – pare che i redattori se lo siano scordato – e una sola bandiera del manifesto con il bambino della rivoluzione che non russa. E tanti ingorghi, ripartenze, fermate a tratti per salutare i leader, stringerseli, da Claudio Rinaldini segretario Fiom, a Franco Giordano segretario di Rifondazione passando per Franca Rame dell’Italia dei Valori e Paolo Brutti della Sinistra democratica. All’altezza della basilica di Santa Maria Maggiore, quando lo striscione di testa è già cambiato quattro o cinque volte senza nessuna tensione, c’è uno stop più lungo. «Tutti fermi, manca Pietro Ingrao, aspettiamo che arrivi», si sentiva dire tra gli uomini con la pettorina gialla dell’«area programmatica Lavoro e Società» della Cgil, gli unici che almeno come immagine sembrano un servizio d’ordine. Dopo poche decine di minuti arriva l’anziano comunista. Praticamente travolto da fotocamere e gente che lo vuole salutare. Gli fanno domande, lo acclamano – «Pietro, Pietro..» – e qualcuno tira fuori la luna. «La luna?Vogliamo la luna? Sì vogliamo la luna, nel senso che vogliamo un mondo diverso, di diritti dei lavoratori e di masse», risponde lui da dirigente politico a questa sollecitazione di poeta. Poi gli uomini con la pettorina gialla gli fanno cordone intorno – «fate largo, compagni» – prima che venga travolto del tutto.
La Cgil. C’è chi l’ha portata la bandiera. Almeno uno. «L’ho detto e l’ho fatto», rivendica fiero Domenico D’Anna brandendo il drappo rosso con su scritto “Cgil Modena”. Lui lo strappo l’ha fatto. È il lavoratore intervistato dal Tg1 che si era ribellato alla richiesta del segretario generale di non portare in piazza i vessilli dell’organizzazione che non ha aderito alla piattaforma della manifestazione. Ma pare abbia gradito, Epifani, la ricontrattazione del protocollo sul welfare fatto dai ministri della sinistra del governo Prodi, poi rimodificata in una trattativa successiva a Palazzo Chigi tra governo, Confindustria e sindacati.
Molti leader sottolineano che la manifestazione non è contro il governo Prodi. Lo dice anche Alfondo Pecoraro Scanio, assente dal corteo per disciplina di governo come del resto tutti gli altri ministri della sinistra. Verdi e Sinistra democratica non sono presenti se non a titolo personale. Bandiere infatti non se ne vedono. Nel lungo torrente di bandiere rosse in effetti c’è qualcuno che accenna una breve contestazione “grilliana” contro Prodi, che però non “attacca” e muore lì. Leggi il seguito di questo post »