Giovanni Berlinguer, 22 giugno 2007
Solo un mondo più giusto sarà un mondo più sano. E’ questa la considerazione finale dell’incontro sulle “Diseguaglianze nella salute. Chi fa cosa? Il ruolo dell’Europa” promosso nella sede del Parlamento europeo insieme a John Bowis (Ppe), Frèdèrique Ries (Alde) e Adamos Adamou (Gue).
Responsabili dell’Oms, della Commissione europea, delle varie Ong impegnate sul tema della salute hanno convenuto che negli ultimi decenni le condizioni di salute a livello mondiale sono migliorate senza però riuscire a superare i grandi squilibri che non si fermano alla sanità. Se insomma “non ci può essere benessere senza salute”, é altrettanto assodato che “non c’é salute senza benessere”.
Occorre dunque allargare lo sguardo oltre i confini dell’assistenza sanitaria. I progressi della medicina e degli sforzi dei governi nelle politiche sanitarie, non riescono a colmare le distanze tra ricchi e poveri, sia essi Stati, popoli o categorie sociali. Come ha sottolineato Michael Marmot, presidente della Commissione sui Determinanti sociali sulla salute (Csdh) istituita dall’Oms, persistono e aumentano differenze ingiustificate, peraltro prevenibili ed evitabili, fra i paesi e al loro interno. Assicurare l’accesso alle cure e ai farmaci, garantire e migliorare i sistemi sanitari è importante, ma sulla salute e sul benessere della persona incidono ancora di più il tetto e la casa in cui si nasce si vive, la disponibilità o meno del cibo, dell’acqua potabile o dell’elettricità, la qualità dell’educazione e dell’istruzione ricevuta, la soddisfazione per il lavoro che si svolge.
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