Samuele Gatto è capogruppo di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo nel Consiglio Comunale di Cormano
La fusione DS-DL cambia il quadro politico nazionale. Quali sono le tue opinioni sulla nascita del Partito Democratico? Credi sia un progetto che abbia come scopo una maggiore stabilizzazione della coalizione di centro-sinistra, cercando di fare breccia nell’elettorato di centro, oppure pensi sia uno smarcamento dall’attuale bipolarismo, e quindi dall’Unione, verso un sistema nuovamente centrista?
Il progetto del PD, dal punto di vista della rappresentanza parlamentare, è un progetto interessante: esso ha il pregio di semplificare il quadro politico italiano, tuttavia è un progetto che, personalmente, non suscita entusiasmo. Il Pd guarda in una direzione differente rispetto ad una moderno partito politico riformista e socialista, e da questo punto di vista è un passo indietro rispetto al progetto politico che stava alla base dei Democratici di Sinistra. Il Partito Democratico non si rifarà ai contenuti e ai valori della socialdemocrazia europea.
Questo mi sembra chiaro anche guardando all’attualità politica. Pensiamo all’esempio della questione cittadino-consumatore: personalmente ritengo importantissime le liberalizzazioni, ma queste non possono non essere accompagnate da una politica salariale adeguata che permetta di essere effettivamente dei consumatori. Insomma il cittadino è prima un lavoratore che un consumatore.
Ma pensiamo anche all’esempio della riforma delle pensioni: al di là delle valutazioni economiche sull’opportunità di superare lo scalone, ritengo inaccettabile che gli esponenti del futuro PD non si assumano la responsabilità politica del superamento.
Non credo ci si possa scordare che questo era uno dei punti cardine del programma che, come coalizione, abbiamo presentato agli elettori – anzi uno di quei punti che probabilmente ci ha fatto vincere – ne tanto meno si può pensare che, prima delle elezioni del 2006, non si sapesse dell’impatto economico che il superamento avrebbe comportato.
Quindi ritieni che le innovazioni del Pd si fermino unicamente a una maggiore semplificazione del quadro politico? Non credi, per esempio, che l’introduzione delle primarie possa essere uno strumento di maggiore democrazia?
Le primarie sono uno strumento che contribuisce alla partecipazione politica, come hanno dimostrato i 4 milioni di votanti dell’ottobre di due anni fa, ma la partecipazione non si può fermare alla sola scelta della leadership e del resto i partiti hanno già forme di democrazia interna molto simili alle primarie: i congressi.
Credo che il nodo principale della democrazia partecipativa, e su questo noi di Sinistra Democratica abbiamo intenzione di lavorare molto, sia il maggiore coinvolgimento della cittadinanza nelle decisioni politiche. Se pensiamo che l’unico momento in cui è opportuno coinvolgere le persone sia la scelta del capo allora siamo molto vicini a una deriva populistica che non appartiene ai valori e neppure alla tradizione della sinistra, e che anzi si avvicina molto al berlusconismo e alla concezione delle destre per cui la democrazia consiste nel ricevere una delega in bianco per 5 anni.
Insomma credo che concretamente le primarie possano avere un ruolo dirimente nella scelta dei candidati per le elezioni, ma anche che la partecipazione non si debba fermare solo a questo. Leggi il seguito di questo post »
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