Violenza sulle donne: no alle risposte formali

20 10 2007

Susanna Camusso
La cronaca ci parla della crescente ondata di vessazione fisica e psicologica ai danni del mondo femminile. Per questo, andrebbero ripensati i rapporti uomo-donna e la famiglia stessa. Inoltre, perchè non organizzare una manifestazione nazionale sul tema?

Reggio Emilia tribunale, Milano Parco Lambro, Bergamo strada provinciale, elenco purtroppo parziale sfogliando le prime pagine di un quotidiano.
Gira sulla rete un appello “Adesso basta”, viene dalla Casa delle donne maltrattate, è la reazione immediata e necessaria dopo Reggio Emilia. E’ la reazione dello sfinimento, dell’esasperazione per una cronaca brutale ed infinita, ma è anche il segno che c’è bisogno di reagire, c’è bisogno di una risposta corale, di provare a cambiare la direzione se non della Storia, almeno della cronaca.
C’è bisogno anche di rendere evidente ciò che a noi tutte è da sempre noto, ovvero che all’origine della violenza sulle donne c’è la negazione della libertà femminile, c’è la volontà di controllo del corpo che dà la vita, c’è il conflitto donna-uomo.
Sufficiente? Credo si debba provare a guardare ancora, perché esiste una sessualità malata, violenta che va oltre donna-uomo, come ci dice la cronaca di Milano. Eppure siamo il Paese che proclama la vita, il Paese della Legge 40, dell’eutanasia, del testamento biologico: allora perché non si tuona da ogni pulpito contro la violenza, a difesa dell’integrità della persona? C’è forse un interesse a vedere come distinta la mente e il corpo? A vedere di quel corpo solo la funzione della procreazione “a prescindere” (ad esempio quando si nega l’interruzione di gravidanza per stupro etnico)? Ma se è così, se si riduce la persona solo ad una sua possibile funzione, che concezione è della vita?
Nella situazione attuale il Governo, più o meno nel silenzio, appoggia e propone lo scorporo di una parte delle norme della legge sulla violenza sessuale.
Per contro era ed è essenziale che le norme sullo stalking e sulla prevenzione vengano approvate, ma il senso complessivo dell’operazione suona ancora una volta come la “tranquillizzazione” securitaria, un non aggredire il fenomeno.
Non mi soffermo sul ritorno delle odiose formule delle “femministe” che tacciono, quell’insopportabile rivendicazione secondo cui siamo vittime e difensori, attaccate e invisibili, e che nasconde alla fine l’antico adagio che “se qualcosa ci succede avremo ben provocato, no?” E che soprattutto permette di fingere che la violenza sia solo nei parchi, nelle strade, fuori dalle case e quindi dalle famiglie, cancellando così il tema della sessualità e del potere, nonché la timida ma importante riflessione di gruppi di uomini che non vogliono nascondersi.
Nel movimento, sulla rete, ci si interroga sul 25 novembre, si affaccia l’idea di una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, contro i loro assassini, per il loro diritto alla vita libera.
Inutile nascondersi che sarà una manifestazione difficile, perché è contro il mondo, per tutte coloro che vengono rese deboli, separate tra mente e corpo dalla violenza. Quindi contro chi? Per cosa?
Ci sono le condizioni perché, partendo dall’orrore collettivo provocato dalla cronaca, si ricominci una pratica di denuncia che muova dalle “relazioni” familiari, fattore essenziale perché il manifestare diventi una presa di coscienza collettiva?
Perché volevamo la legge? Perché affrontava anche il tema della formazione, della cultura, andava ben oltre la logica securitaria. Va detto però che nel testo della Camera si evidenzia un limite: l’idea della legge per la famiglia. In verità la solita storia, quella che vuole la donna non persona in sé, la vittima non persona in sé, e la famiglia non luogo di violenza.
Se quella legge, ad un anno dalla sua ideazione, non è ancora stata approvata, è chiaro che le giuste rivendicazioni, come le norme sullo stalking e le risorse, sono ancora fortemente difensive.
La manifestazione può scuotere le coscienze? Questa è la complessa domanda a cui rispondere. E’ evidente che la mobilitazione alle nostre spalle non ha scosso la coscienza del Parlamento e del Governo, non ha fatto vibrare di indignazione i commentatori e la stampa.
Contro il patriarcato, le religioni, le culture ataviche e recenti, l’interculturalità che non dialoga si deve opporre l’idea che siamo tutte sorelle, senza la divisione fra chi si difende e chi resta confinata nella solitudine della propria storia.
La piazza dà voce a tutto ciò? Questa voce scalfirà una cultura, una politica quotidianamente intrisa di violenza come il linguaggio dimostra?
Difficile dirlo. Essenziale provarci. In una piazza, in tante piazze, con quali modalità, secondo quali riti essenziali per comunicare?
Per l’indignazione che sento, per il senso di rivolta morale che vorrei, penso tutte le piazze, tutti i luoghi, una sorta di grande assemblea del Paese che trasmetta la profondità della rottura che si è determinata, pretendendo una risposta che non sia formale, ma che implichi un mettersi in discussione: dunque non la burocrazia delle giustificazioni ministeriali o dei partiti, ma il parlare a partire da sé. Il confine è con la civiltà. Senza alibi di ruolo.

fonte www.aprileonline.info


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Una risposta

10 09 2008
Jennifer Emme Maribel

Che schifo……..
Posso solamente dire che schifo….Ragazze usciamo allo scoperto…
Lo so che abbiamo paura del nostro coniuge, possiamo essere bambine, donne, anziane, il prezzo di quello che passiamo non ha prezzo ne età!
Basta scappiamo facciamoci aiutare da amici e parenti e in caso di vera emergenza chiamiamo la polizia…
Per favore le case che sono pronte ad ospitarci e a prendersi cura di noi dei nostri figli…Non siate protettive nei loro comnfronti perchè non si fa male a chi si ama e vorremmo essere libere serene ma prima di tutto vive…Ragazze non cercate di salvare una famiglia perchè la famglia a quel punto è già distrutta e sta andando a rotoli anche se i bamibini non vedono non sono stupidi e riescono a riconoscere che c’è qualcosa che non va…Non aspettiamo ancora un’altra volta …Non aspettiamo che ci uccidano! Usciamo allo scoperto e troviamo la forza e il coraggio di arlo per i nostri figli e in primo luogo per noi…Con questo piccolo commento faccio appello agli uomini che commettono queste minacce di provare a smettere di bere o per lo meno ragionare e dare amore non pugni, morsi, tirate di capelli, sberle…Ciao a tutte e ricordatevi di me!;)! Loro non sono più forti anzi sono più deboli!

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