Sul protocollo welfare una riflessione del Segretario Nazionale SLC CGIL
di Alessandro Genovesi
Partendo dalle dichiarazioni di Bombassei (Confindustria) verrebbe facile trarre un primo giudizio sul protocollo del “nuovo 23 di luglio”. Per Confindustria l’accordo sulla riforma delle pensioni è penalizzante per le imprese e sbagliato perché non aiuta il risanamento dei conti pubblici, mentre la parte sul mercato del lavoro e sulla competitività (leggi straordinari) è “molto buona”.
Più che un equilibrio di mediazione sul complesso di interventi siamo quindi alla frantumazione delle politiche: un accordo sulle pensioni che redistribuisce e punta ad immettere maggiore giustizia sociale; un regalo (ennesimo, dopo i 5 miliardi del cuneo) alle imprese per tenerle buone.
Più che una strategia politica – se volessimo sdrammatizzare – potremmo dire che siamo alle prese con la politica dell’Arlecchino “servitore di due padroni”.
In realtà le cose sono più complesse: è andata in onda un’operazione politica che da un lato ha cercato di ricreare in Italia una condizione pre “patto per l’Italia” con la marginalizzazione del più grande sindacato e la trasformazione della concertazione in sostegno/legittimazione del Governo, dall’altro si è voluta marcare la preminenza di un disegno politico volto a sterilizzare la sinistra dell’Unione, in nome di una neo costituente “cinghia di trasmissione dei riformisti” che ha nella Cisl e soprattutto nelle associazioni confindustriali i propri referenti (altro che autonomia).
continua su www.sinistra-democratica.it
Il dipartimento Politiche Contrattuali della CGIL Lombardia nel marzo scorso aveva pubblicato un dossier dal titolo “La struttura produttiva della Lombardia”, che metteva in evidenza la debolezza del sistema industriale lombardo.
In base ai dati Inail, gli infortuni stradali sono di gran lunga la prima causa delle cosiddette morti bianche. A essi è riconducibile circa la metà dei morti sul lavoro.
















Commenti Recenti